“Non voglio morire”: questa è la straziante frase pronunciata prima di morire da una delle 7 vittime della strage alla ThyssenKrupp. Dal 6 dicembre (giorno del 14° anniversario del rogo dell'acciaieria torinese, ndr) quelle parole diventeranno il titolo del nuovo libro di Stefano Peiretti, autore da sempre impegnato nell'affrontare temi socialmente rilevanti, deciso a rinsaldare la memoria di Rocco, Bruno, Rosario, Roberto, Angelo, Antonio e Giuseppe riportando in auge il tema della sicurezza sul lavoro.
Le testimonianze delle famiglie coinvolte
Per farlo, Peiretti si è avvalso delle testimonianze, dei racconti e dei vissuti delle famiglie coinvolte: “Il libro in uscita - spiega – è il risultato di un lungo cammino dove memoria, rabbia ed emozioni sono uscite senza sosta. Sono orgoglioso di essere riuscito a portare memoria per questi 7 ragazzi: non è stato semplice ma, grazie alle famiglie che hanno deciso di aprirsi con me, ho avuto modo di riscoprire cosa sia davvero la vita".La forma scelta, quella del romanzo, è stata utilizzata per rendere la narrazione più scorrevole e di conseguenza maggiormente fruibile al pubblico: “Il protagonista - aggiunge Peiretti – è Luca, un giovane giornalista che decide di dedicare anima e corpo a una vicenda solo percepita da ragazzino; per contestualizzare ho scelto di raccontare anche le caratteristiche della Torino industriale dell'epoca”.
La storia di Rosina: "Una ferita mai chiusa"
Una delle storie raccontate è quella di Rosina Demasi, mamma di Giuseppe: "Partecipare - afferma - è stato come riaprire una ferita mai chiusa del tutto ma ho pensato che fosse giusto per dare continuità alla memoria di questa strage che qualcuno tende a dimenticare. Nel libro ho esternato tutti i sentimenti provati nella vita distrutta di una famiglia che ha scoperto troppo tardi di essere davvero felice; non manca nemmeno la rabbia verso chi ha fatto morire i nostri ragazzi e verso chi non ha mosso un dito per farci avere giustizia".
Il ricordo di Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto
La prefazione di "Non voglio morire" è stata scritta da Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto del rogo del 2007: "Le persone morte alla Thyssen - sottolinea - adesso dovrebbero essere qui con noi a gioire della vita, invece dopo 14 anni non siamo ancora riusciti ad ottenere giustizia: nonostante tutto abbiamo ancora la forza per andare avanti. Non voglio morire deve essere un monito per tutti i cittadini ma soprattutto per le istituzioni che devono intervenire anche a livello legislativo sulla sicurezza sul lavoro".