Il ristorante La Cloche ha proposto una serata è dedicata alla scoperta della tavola della Quaresima di Re Vittorio Emanuele II, esplorando l’eleganza e la raffinatezza della cucina storica piemontese.
La cucina non è soltanto un modo per nutrirsi, ma rappresenta una delle espressioni più intime e profonde della cultura di un Paese. Essa racchiude storie, tradizioni e il modo di vivere dei suoi abitanti, riflettendo l’ambiente e il paesaggio che li circonda. In questo contesto, il Piemonte, terra di storia e patrimonio, ospita importanti testimonianze culturali legate alla dinastia dei Savoia. Questa cena voleva rappresentare un omaggio ai menù storici reali, mettendo in risalto i prodotti tipici del nostro territorio.
Ad arricchire l’evento un’ospite d’onore d’eccezione: la giornalista Barbara Ronchi della Rocca, scrittrice e rinomata esperta di Galateo, che ha prestato la sua consulenza per anni anche al Quirinale e ha condiviso la sua passione per le buone maniere attraverso molteplici pubblicazioni e trasmissioni televisive. I suoi interventi hanno portato un tocco di eleganza e sapere, con spiegazioni e curiosità che hanno affascinato il pubblico presente.
Il menù preparato per l’occasione ha tratto ispirazione proprio dalla tradizione della Quaresima di Vittorio Emanuele II. Completamente privo di carni, il menù ha celebrato il pesce d’acqua dolce, le lumache e gli asparagi, proponendosi secondo le usanze culinarie del tardo Ottocento. Ogni portata è stata presentata sul menù in lingua francese, rendendo omaggio all'epoca e alla cultura gastronomica del tempo.
Tra le curiosità, una nota particolare merita la “Trota di Avigliana”, in piemontese “Truta ëd Vian-a”, che in realtà non è affatto un pesce, bensì carne di vitello. Secondo una leggenda locale, per evitare il digiuno, i monaci di Avigliana avrebbero gettato vitelli nel lago e, come se stessero pescando, li avrebbero poi tirati a riva con delle funi.