Claudio Bertolotti è ricercatore e docente presso l’Istituto di studi politici internazionale (ISPI), direttore di Start Insight - osservatorio geopolitico su conflitti, sicurezza e terrorismo, e collaboratore dell’Università di Torino nel campo di "Conflict, security e state building". L
L'esperto di aree di crisi, radicalismo islamico e sicurezza nazionale, ai microfoni di "Podcast a domicilio" di DixTV, ha parlato di Russia e riarmo europeo, per lui strada improrogabile per l'equilibrio tra le potenze. Russia ed Unione Europea sono inscritte in un gioco di egemonia tra Cina e Stati Uniti, ma secondo l'analista la storia insegna che più armi non vogliono dire per forza più guerre.
C'è un reale pericolo di aggressione russa ai paesi limitrofi?
"Lo storico ci dice di sì, il rischio è che la Russia tenda a voler recuperare la sua storica presenza nell'Europa Orientale così come nell'epoca zarista e dell'Unione Sovietica. L'Ucraina è la frontiera della Russia, che di fatto ha sempre considerato quel paese un paese su cui esercitare la sua influenza. Ha deciso di farlo attraverso una pressione militare che inizialmente non doveva essere un'invasione militare volta a distruggere lo Stato ucraino, ma doveva convincere l'opinione pubblica ucraina - a partire dal suo Governo - a cedere e spostarsi nel blocco della Federazione Russa. Come l'Ucraina, il timore da parte di paesi dell'ex blocco sovietico, in particolare la Polonia, di poter essere attaccati dalla Russia è particolarmente sentito. Anche dai paesi delle Repubbliche Baltiche. C'è però il potere di deterrenza dell'Alleanza stessa".
Non si tratta solo di aumentare la quota destinata alla difesa ma di entrare in una sorta di economia di guerra, è giustificato?
"Non parliamo di economia di guerra ma di 800 miliardi dilazionati negli anni, che sommati in realtà non rappresentano una grande cifra. Tutto sommato è quanto spende oggi l'Europa ma male, in maniera non coordinata tra i vari paesi. Oggi Washington sembra voler fare un passo indietro: in realtà non oggi, Trump sta urlando quello che Obama e Biden hanno detto sottovoce per oltre dieci anni, Trump sta semplicemente mettendo in atto e concludendo un processo già avviato.
L'Europa avrebbe dovuto avviare allora un processo di riorganizzazione del sistema di difesa integrato: non lo fece, l'opinione pubblica sarebbe stata contraria e sarebbe stato un tema svantaggioso e controproducente in campagna elettorale. Oggi di fatto l'Europa deve reinventare una propria industria della difesa che non è in grado di garantire una produzione di equipaggiamenti militari numericamente sufficienti per contrastare un'eventuale offensiva proveniente da est, e non lo è in termini di comando e controllo. Non c'è uno stato maggiore delle forze armate europee ma 27 stati maggiori: la difficoltà maggiore sarà proprio quella di convincere i vari paesi a cedere una parte della capacità di comando e controllo delle forze armate, che dovranno essere a disposizione della difesa europea ma pur sempre - e questo è il mio personale punto di vista - eserciti nazionali e non un esercito europeo".
Chi pagherà queste cifre per riarmare l'Europa? I cittadini, in termine di una diminuzione dei servizi o aumento di tasse?
"Saranno i contribuenti a pagare, le cifre di fatto non saranno così impressionanti rapportate alle cifre che oggi ogni singolo stato investe in difesa. Tutto sta nel capire come riorganizzare l'industria della difesa in modo tale che la spesa oggi distribuita nella produzione di diverse piattaforme - per intenderci diversi carri armati - vengano investite per la produzione di un unico singolo carro armato europeo. Questo consentirebbe di abbattere i costi e di rimanere nei limiti di spesa che conosciamo oggi, o di poco superiori. Di fatto non andranno a incidere nei servizi minimi essenziali alla popolazione dei paesi dell'Unione Europea".
Al momento attuale la Francia ha 290 testate nucleari e la Russia 6000, quando avremo un armamentario europeo che sarà in grado di competere?
"Mentre Francia e Regno Unito hanno nei propri arsenali degli equipaggiamenti di tipo strategico - cioè in grado di colpire obiettivi in territorio russo - la Russia ha un numero più elevato ma non pari a 6000. Numero che comprende anche le testate inefficienti, cioè che non possono essere utilizzate, smontate dai sistemi di lancio. La maggior parte sono ordigni di tipo tattico a corta gittata, cioè in prossimità delle proprie truppe: parliamo di sistemi missilistici che non sarebbero in grado di colpire obiettivi all'interno dell'Unione Europea. Per cui da un lato gli investimenti europei con la disponibilità francese e britannica, dall'altro la Russia con una capacità di offesa che è sicuramente superiore ma che con il tempo verrà livellata dalla capacità europea".
Il Parlamento tedesco ha stabilito che si può sforare il tetto previsto dell'indebitamento a scopo di difesa e qualcuno dice che fa più paura la Germania che la Russia...
"A me non fa più paura la Germania. Dobbiamo considerare che la Germania sta subendo una forte crisi economica: una crisi energetica, l'industria meccanica sta andando malissimo e tutto l'indotto a traino. Di fronte a una crisi economica di questo tipo non ragionare su investimenti a debito non avrebbe senso. La Germania ha necessità di investire anche per avviare un piano di riarmo che garantisca una ripresa economica. La storia ci insegna che chi più si arma meno utilizza le armi. La guerra fredda ha dimostrato che la corsa all'armamento ha rappresentato un elemento cardine per garantire una certa stabilità. Vi era equilibrio tra le potenze egemoni dell'epoca.
Oggi c'è una potenza egemone e un'altra emergente che sono gli Stati Uniti e la Cina. La Russia è il potenziale antagonista dell'Unione Europea ma è vista non come il soggetto competitor per eccellenza ma come soggetto con cui collaborare. Lo aveva capito Biden, non spingendo l'Ucraina a vincere la guerra dando aiuti in quantità minima essenziale, e lo ha ribadito Trump: la Russia non deve essere l'alleato primario della Cina perché in un eventuale confronto tra Stati Uniti e Cina togliere un alleato mediamente forte come la Russia garantirebbe un vantaggio".
In conclusione si può dire che l'Unione Europea non ha voluto investire sul piano diplomatico?
"Il piano diplomatico vale soltanto se si hanno carri armati alle spalle a sostenerlo, se mancano non c'è la capacità di imporre la propria diplomazia".
Di seguito, ecco la videointervista a Claudio Bertolotti