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Economia e lavoro | 26 febbraio 2025, 07:10

I dubbi dell'automotive: Alfa Romeo e Lancia a rischio? "Torino potrebbe giocare un ruolo per salvarli"

Sui giornali specializzati si rincorrono gli scenari sul futuro di alcuni dei marchi storici di Stellantis. Albera (Fim Cisl): "La città ha competenze, idee e cultura dell'auto. Con Mirafiori più centrale crescerà l'amore degli italiani verso queste vetture"

Alfa Romeo Tonale blu

Crescono le preoccupazioni intorno al destino di alcuni marchi Stellantis

In un momento di grande incertezza per il mondo automotive in generale, anche Stellantis è oggetto di riflessioni, scenari, speculazioni più o meno fondate. E non si tratta solo del destino dei suoi stabilimenti, ma anche di alcuni dei suoi marchi più noti. Soprattutto Lancia e Alfa Romeo (ma pure Maserati, per aggiungerne uno particolarmente legato a Mirafiori). 

Secondo alcune riviste specializzate, il management starebbe ragionando su una razionalizzazione del portafoglio marchi, proprio per la difficoltà di vendita, ma anche per arrivare a una riduzione della complessità aziendale.

Il futuro dei marchi Stellantis

Eppure, in un quadro così poco chiaro, Torino potrebbe ancora avere un ruolo chiave, non solo in termini produttivi, ma anche di rilancio per quei marchi che faticano ad abbinare a un passato glorioso un futuro prospero. Ne è convinto Igor Albera, della segreteria provinciale di Fim Cisl Torino e Canavese. "Come appassionato di auto e cliente di Stellantis, prima ancora che come sindacalista, mi auguro di leggere presto una smentita. Alfa Romeo e Lancia non sono solo due marchi storici importanti, rappresentano la storia dell’automobile, Alfa Romeo è da sempre simbolo di sportività e Lancia vuol dire eleganza, classe, stile italiano. Fatico a credere che questi due brand non abbiano più fascino, piuttosto domandiamoci se i modelli attuali Alfa e Lancia siano davvero efficaci e riconosciuti dai potenziali clienti".

 

Un presente di difficoltà

Insomma, non un problema di "cosa", quanto piuttosto di "come".

"L’efficacia dei due marchi sul mercato è dipesa dall’aver saputo proporre modelli vincenti e concorrenziali, spesso giocando la carta del fascino legato alle avventure sportive. Alfa Romeo in particolare poi ha una storia di soluzioni tecniche vincenti invidiata da tutti. Certamente un’Alfa o una Lancia non possono diventare Peugeot con un marchio diverso. Non funziona così come non si può prendere il marchio Abarth e snaturarlo o ridurlo a un elemento modaiolo. Questo è autolesionismo".

 

E fa degli esempi chiari: "Sentire paragonare i marchi Lancia (nato nel 1906) e Alfa Romeo (nato nel 1910) a DS (nato nel 2014) provoca un certo disorientamento. L’automobile è un prodotto particolare e va trattato da manager appassionati. Se consideriamo le auto come semplici mezzi di trasporto, banalmente, non avremo possibilità nel confronto con i marchi asiatici, sul loro terreno di gioco, vincono facile".

Il ruolo di Torino nel rilancio

Ed ecco invece dove può entrare in gioco Torino, con tutto il suo bagagli di competenze. "Storicamente legata a questi marchi, la città potrebbe giocare un ruolo cruciale nel loro salvataggio. Abbiamo ancora idee e competenze e cultura dell’auto, Mirafiori con i suoi lavoratori ha dato sempre un contributo e lo può ancora dare, costruendo sinergie con la filiera dell’automotive. Se, come annunciato, Torino e Mirafiori acquisiranno più centralità nei nuovi piani di sviluppo e la componente italiana di Stellantis godrà di maggiore autonomia allora possiamo costruire qualcosa di efficace e rinnovare l’affetto che molti italiani hanno ancora nei confronti dell’auto italiana e magari questo potrebbe aiutare a vendere".

 

La scelta al successore di Tavares

Ma qualunque decisione sarà legata a doppio filo con i nuovi vertici di Stellantis. A cominciare dall'amministratore delegato che dovrà raccogliere l'eredità (piuttosto scomoda) di Carlos Tavares. "La decisione finale dipenderà dal nuovo CEO di Stellantis e però, forse anche dal presidente - dice Albera -. Speriamo che Torino possa contribuire a preservare questi marchi storici e a garantire un futuro prospero per loro. Nelle stesse condizioni è anche Maserati: non si parla di prospettive negative, ma onestamente non si vede la luce in fondo al tunnel. Poche vendite, poche produzioni e tanta preoccupazione".

 

Massimiliano Sciullo

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