Economia e lavoro - 14 ottobre 2024, 15:13

Tra Stellantis e cassa integrazione il 2024 ha un finale amaro per le imprese. "Sostenere chi fa auto sul territorio: ora Piano europeo"

L'ultimo trimestre dell'anno registra un clima di fiducia piuttosto debole, legato soprattutto alla crisi dell'automotive. Ma in Piemonte va anche peggio. Situazione completamente diversa, invece, per i servizi. Gay: "Puntare sull'offerta e non sulla domanda. L'indotto merita massima attenzione"

Numeri di grande prudenza e preoccupazione per le imprese torinesi

Grandi o piccole, per una volta, non fa differenza: cala la fiducia delle imprese manifatturiere torinesi, che osservano la fine del 2024 con una certa apprensione. Colpa della crisi dell'auto, ma anche della manifattura in generale, cui si uniscono le difficoltà di alcune economie europee (come quella della Germania) che hanno stretti legami con le nostre aziende. Anche se - rispetto al resto della regione - la situazione torinese resta migliore della media regionale (e i servizi fanno storia a sé). Lo dice l'ultima rilevazione effettuata da Unione Industriali Torino e Confindustria Piemonte.

Torino meglio del Piemonte, ma si soffre per Stellantis e manifattura

Qualche segnale di rallentamento si era già mostrato a giugno, ma adesso la prudenza sembra prendere sempre più piede. Anche questa volta però, come in passato, le attese delle imprese torinesi, pur registrando un rallentamento, risultano più favorevoli rispetto a quelle dell’intero campione piemontese, almeno per alcuni indicatori (la produzione, per esempio, fa segnare comunque un +2,2). Restano in territorio positivo occupazione e produzione (anche se c'è molta differenza tra un terziario che è in espansione e una manifattura che, automotive in testa, soffre in maniera evidente). Negative invece le previsioni sull'export, così come per il Piemonte: colpisce il rallentamento dell’economia tedesca e dalle guerre commerciali in atto tra USA, Cina ed Europa. La crisi di Stellantis e dell’automotive impatta sull’utilizzo della Cassa Integrazione e sulla propensione ad effettuare investimenti aggiuntivi. Circa un terzo delle imprese ha ordini garantiti per oltre 6 mesi.

Gli ordinativi mostrano un saldo del -0,2%, in calo di circa 5 punti rispetto alla scorsa rilevazione. Mentre c'è un'inversione di tendenza per la propensione ad investire: rappresentano il 18,9% le imprese con programmi di spesa significativi, in calo di oltre 3 punti percentuali. Una quota che risulta inferiore di oltre 4 punti rispetto alla media piemontese. Aumenta il ricorso alla cassa integrazione, che interessa il 10,5% delle imprese (il 16,8% nell’industria). Invariato il tasso di utilizzo di impianti e risorse (79%), che rimane sui valori medi di lungo periodo. Come a livello regionale, nel capoluogo si registra il calo delle esportazioni (-10,3% il saldo ottimisti – pessimisti). 

Un Piemonte in difficoltà

A livello regionale, i valori per produzione, ordini e redditività sono decisamente in peggioramento. L'occupazione è l'unica voce che resta in territorio positivo tra ottimisti e pessimisti, ma il saldo cala da 7,3 a 5,1. La produzione, invece, vede attese che calano da -0,1 a -1,9, così come peggiorano i nuovi ordini: da -1,1 a -5. Giù anche la redditività: da -1,1 a -5,7 e peggiorano anche gliordini delle esportazioni: da -7,2 a -8,8.

A livello territoriale, si osservano andamenti differenziati. Le attese sono negative soprattutto per Biella e Vercelli, con saldi rispettivamente-17,7% e -22,2%. In difficoltà, con saldi negativi, anche Alessandria -0,9%), Asti (-2,6%) e Novara (-4,0%). Sono, invece, superiori alla media regionale Verbania (+0,0%), Canavese (+1,1%) e Torino (+2,2%). Positive le attese nella provincia di Cuneo, che presenta un saldo ottimisti-pessimisti pari a +7,3%). 

A livello settoriale, il calo produttivo più consistente riguarda il tessile-abbigliamento (-32,2%), in crisi da 6 trimestri, la gomma-plastica, che registra un saldo pari a -9,4%, la chimica (-10,4%) e manifatture varie (gioielli, giocattoli, ecc.), con un bilancio del -10,4%. Segno negativo anche per la metalmeccanica (-14,6%), soprattutto automotive (-33,9%), metallurgia (-17,3%), meccatronica (-5,1%). In controtendenza la performance di alimentare (+21,6%), edilizia e impiantisti (+7,3%) e cartario - grafico (+6,7%).

Un'altra storia, per i servizi

Come detto, altra visione è quella che proviene dal settore dei servizi, dove il clima di fiducia resta stabilmente positivo rispetto a giugno. Il saldo relativo ai livelli di attività è pari a +13,8% (era 16,5% la scorsa rilevazione), quello riguardante gli ordinativi è pari a +11,2% (da +15,1%), quello sull’occupazione si attesta a +12,6% (era 16,3%). Gli investimenti rimangono invariati (22%), trascurabile il ricorso alla CIG (1,5%), stabilmente alto il tasso di utilizzo delle risorse (83%).

A livello settoriale, le attese delle aziende del terziario sono positive in quasi tutti i comparti, con saldi pari a +19,2% per l’ICT, +22,6% per i servizi alle imprese, +19,7% per gli altri servizi, +28,6% per le utility. Inversione di tendenza per commercio e turismo (-11,6%) e-2,8% per i trasporti. 

Gay: "Crisi dell'auto e tensioni geopolitiche"

"La situazione è complessa e lo vediamo giorno dopo giorno: le transizioni che stiamo vivendo, insieme alla congiuntura economica legata alle guerre e alla crisi dell'auto creano instabilità per un territorio come quello torinese che fa molto affidamento su questo settore manifatturiero - dice Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali di Torino  -. Solo in parte, i servizi e i settori digitali possono bilanciare queste difficoltà. Dazi, tensioni geopolitiche e guerre non possono non essere un segnale di oggettiva preoccupazione. Non sarebbe logico il contrario".

"La crisi dell'auto ha impatto anche sulla cassa integrazione e incide sugli investimenti che sono pianificati - prosegue -. Speriamo che il Piano Transizione 5.0 partito a settembre possa portare a una ripresa dagli investimenti, visto che era molto atteso dalle aziende. Sicuramente il quarto trimestre, come Torino, vede una riduzione dei valori pur mantenendo un saldo positivo: è però un saldo frutto di tante situazioni diverse. L'industria torinese è molto eterogenea. Il lato più positivo è la stabilità del grado di utilizzo degli impianti".

"Tutti siamo a favore dell'ambiente e della sostenibilità, ma questo non può essere a discapito della sostenibilità economica e sociale: i dati europei ce lo mettono prepotentemente davanti agli occhi
- prosegue Gay - e speriamo che si possa fare in fretta a modificare certi provvedimenti. Le difficoltà di Germania e Francia influiscono anche sulle nostre performance: dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione. Bisogna mettere al centro quel che davvero vogliamo fare come Europa per il mondo dell'auto. E come Piemonte. L'automotive trova sul territorio torinese un luogo ideale per sviluppare l'indotto per la nuova mobilità. Molto si sta facendo, in questo senso, per l'aerospazio. Mentre per l'auto molto si deve ancora fare: si deve ragionare in una logica europea".

Gli altri settori che soffrono, "soffrono per le difficoltà dell'export verso i Paesi in difficoltà", conclude il presidente degli industriali torinesi. "Per il futuro bisogna mettere al centro l'impresa del territorio, come fulcro per lo sviluppo futuro. Da Covid al caro energia, fino alle difficoltà infrastrutturali e logistiche che sono un vulnus importantissimo: le difficoltà sono state enormi. Serve volontà condivisa con le istituzioni per mettere al centro le priorità del territorio. Questo vuol dire produzione, ma anche dotazione infrastrutturale all'altezza".

Amalberto: "Dati che non stupiscono, serve realismo nelle scelte"

"Sono dati che non stupiscono - aggiunge il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto -: anzi, mi avrebbe stupito il contrario. Sono difficoltà diffuse che vedono punti di resistenza per Torino, soprattutto con l'Ict e il Cuneese, grazie all'agroalimentare. Scontiamo, in particolare, i costi di logistica e trasporti che sono più elevati rispetto ad altre aree e altri Paesi".

"Serve più realismo nelle scelte, a livello europeo
- prosegue -. Spesso si imboccano strade facili da dirsi, ma molto più complesse da realizzare. E ci sono orientamenti che lasciano nell'incertezza non solo le aziende, ma anche i consumatori. Serve una sterzata anche da parte delle istituzioni e noi siamo pronti a stimolarle, presidiando la situazione, La cassa integrazione, peraltro, finirà sicuramente per condizionare anche i consumi e non mi aspetto grandi miglioramenti nel prossimo trimestre".

Le richieste di Tavares durante l'audizione parlamentare dei giorni scorsi? "Se loro investono, è normale che il Governo faccia la sua parte. Ma ci deve essere impegno da entrambe le parti".

Automotive: "Serve un piano europeo, sostenere chi produce"

"Tutte le aziende del settore automotive sono oggettivamente in difficoltà, a livello europeo - prosegue Gay -. Ma quando si parla di incentivare, bisogna concentrarsi sulle produzioni che vengono effettuate sul nostro territorio o su quello europeo. Sull'offerta più che sulla domanda. Qui c'è un indotto che merita la massima attenzione. E se questo vuol dire sostenere un produttore che opera sul nostro territorio, ben venga. Ma non si può non tenere in considerazione l'indotto, se si ragiona in termini di sostegni".

"L'elettrico è stata una tecnologia imposta dall'alto. Ma non c'è una maturità di mercato su questa tecnologia
- prosegue -. Sostituire oggi la tecnologia precedente, compreso l'ibrido su cui c'è ancora tanto sviluppo da fare, vuol dire puntare su una tecnologia come l'elettrico che matura non è e che ha un impatto sociale e sull'industria che è enorme".