ACAD – Associazione Contro gli Abusi in Divisa Onlus apre una sede anche a Torino: l'organizzazione, nata 10 anni fa e già presente ad Alessandria, Bologna, Firenze, Lamezia Terme, Milano, Napoli, Padova e Roma, è attiva nella sensibilizzazione della cittadinanza sul tema attraverso iniziative pubbliche e informative, nella divulgazione delle storie di vittime come Federico Aldrovandi e Giuseppe Uva e nella promozione di campagne come quella per l'introduzione dei numeri identificativi sull'equipaggiamento delle forze dell'ordine.
Gli obiettivi di ACAD
A questo si va ad aggiungere il sostegno alle famiglie nei processi in corso: “ACAD - fanno sapere gli attivisti - è un’organizzazione senza scopo di lucro nata con l'obiettivo di opporsi agli abusi commessi dalle forze di polizia e da pubblici ufficiali di ogni sorta, incentivando la presa di parola sulle violenze subite e garantendo sostegno legale ed economico a tutte quelle persone che, per qualsiasi motivo - tra cui problemi di documenti, fragilità e indisponibilità economica - non si sentono sicure nel denunciare gli abusi subiti. Siamo, infine, un'associazione antifascista, antirazzista e antisessista che intende sciogliersi una volta raggiunto l’obiettivo di una società libera dagli abusi delle forze dell’ordine”.
“Torino non è un'isola felice”
La scelta di aprire anche in città non è casuale: “Torino – proseguono – non è un isola felice: l'esigenza di creare una rete anche qui è dovuta a casi come quello del violento fermo a danno di due giovani, Moisés e Yang, da parte di 4 agenti della Polizia di Stato in borghese, di Andrea, deceduto durante un TSO o ancora di Antonio, morto nel carcere delle Vallette. Non si possono nemmeno dimenticare Faisal e Mousa, morti nel CPR di Torino: ricordiamo che per il secondo caso sono stati iscritti nel registro degli indagati diversi poliziotti e membri del personale medico operante nel centro”.
Alla lista vanno ad aggiungersi anche i fatti più recenti: “Abbiamo assistito – aggiungono ancora - a diverse aggressioni come quella su Maya, condannata a 4 mesi di reclusione e al risarcimento dell'agente che le aveva dato un pugno in faccia, alle violenze subite dal Comitato EsseNon e dagli studenti durante le recenti manifestazioni, e alle torture denunciate dai detenuti del carcere delle Vallette per i quali andranno a processo più di 20 agenti di Polizia Penitenziaria, l'ex direttore e l’ex capo del personale di custodia”.
La ricerca di collaboratori
Per ampliare la portata della sua azione, ACAD è alla ricerca di collaboratori: “Per operare al meglio - concludono – non abbiamo solo bisogno di attiviste e attivisti ma anche e soprattutto di legali, periti e psicologi per costruire una rete di mutuo sostegno ”.