Sono circa settanta, tra libri animati, illustrati, abbecedari e giochi otto-nocenteschi, i preziosi reperti esposti nella mostra “Tante teste tanti cervelli. Lanterna magica delle facce umane” al Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia di Palazzo Barolo, a Torino (via Corte d’ Appello 20/c). L’allestimento è curato da Pompeo Vagliani.
Il materiale, dedicato ai rapporti tra libri animati e precinema, proviene dall’archivio e dalla biblioteca della Fondazione Tancredi di Barolo. Il focus specifico riguarda il tema delle metamorfosi del volto, collegandosi alla mostra #FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji, attualmente in corso al Museo Nazionale del Cinema.
I visitatori possono così ammirare gli effetti di animazione dei volti e di mimica delle espressioni ottenuti mediante dispositivi che vanno dai sistemi di leveraggi – di cui Lothar Meggendorfer fu maestro indiscusso – alle ruote rotanti (volvelle), ai pop-up, fino a libro metamorfico Têtes folles di Walter Trier (1948), che ha fortemente suggestionato Raymond Queneau da ragazzo, ispirandogli successivamente il suo Cent mille milliards de poèmes (1961).
L’esposizione intende anche mostrare quanto i principi della fisiognomica siano stati impiegati nella didattica, a partire dai libri di insegnamento elementare dell’alfabeto, nati intorno alla seconda metà dell’Ottocento in Francia per i sordomuti, ma poi estesi a tutti nelle scuole.
Tra i pezzi più pregiati, un raro esemplare di abbecedario francese del 1886 (50 x 62 cm), in cui la fotografia viene utilizzata per cogliere in modo istantaneo il movimento delle labbra, collegandosi con molta probabilità alle esperienze avviate negli anni ’80 dell’Ottocento da Etienne-Jules Marey e Georges Demenÿ relative all’educazione dei sordomuti, prima dell’invenzione di qualche anno più tarda della cronofotografia.
Tra i giochi, Le Jeu d’Ovide tardo ottocentesco permette – attraverso un sistema di tiranti e rulli – di muovere striscioline di tela che rappresentano le varie sezioni del volto visto di profilo in silhouette, per costruire un identikit il più simile possibile a un dato ritratto o persona reale.
Scavallando il secolo successivo, troviamo un giocattolo mobile tedesco plasmato sul volto dell’attore di cinema muto Harold Lloyd, alle prese con le mille telefonate che riceve nel film Number, please? (1920). Sono presenti anche alcune postazioni multimediali in cui è possibile visionare filmati o simulare il movimento delle figure attraverso applicativi sviluppati ad hoc.
La mostra rimarrà aperta fino all’estate del 2020 per poi confluire nel percorso stabile del Museo dedicato ai libri animati. In particolare, sarà visitabile ai partecipanti al Convegno Internazionale sul libro animato previsto a Palazzo Barolo nel febbraio 2020, che darà l’avvio al Centro Studi Pop-App sul libro animato (www.pop-app.org), promosso dalla Fondazione Tancredi di Barolo e dall’Università La Sapienza di Roma.
Il MUSLI attiverà per tutto questo periodo i Pop-App Lab, laboratori didattici per scuole e famiglie, e i Pop-Appuntamenti, incontri di approfondimento con autori, artisti ed esperti.